maschera teatrale napoletana Pappagone
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Pappagone: l’ultima maschera napoletana creata da Peppino De Filippo

Nel panorama teatrale napoletano, Pappagone rappresenta un personaggio di grande rilievo, nato nel 1966 dalla penna e dalla genialità di Peppino De Filippo. Questa maschera, ultima della tradizione partenopea, incarna un alter ego dell’attore stesso, un cafone ingenuo e sempliciotto che, nel tentativo di servire il suo padrone, il Cummentatore Puppino De Filippo, si ritrova spesso coinvolto in equivoci, guai e neologismi che hanno lasciato un segno indelebile nel linguaggio napoletano.

Le radici di Pappagone nella tradizione teatrale napoletana

Pappagone richiama da vicino la figura del primo Pulcinella, così come Felice Sciosciammocca, maschere che hanno segnato la storia della Commedia dell’Arte a Napoli. Il Pulcinella originario era infatti un villano, un uomo di campagna ingenuo e servitore sciocco, facilmente raggirabile. Questo personaggio subì una trasformazione significativa grazie ad Antonio Petito, che ne rivoluzionò sia l’aspetto psicologico che fisico, rendendolo più astuto e raggiratore, ma sempre mosso da un senso innato di bene.

maschera teatrale napoletana Pappagone

Eduardo Scarpetta, allievo di Petito, creò Felice Sciosciammocca, una maschera che riportava in scena il Pulcinella delle origini: un contadino gobbo, ignorante e ingenuo, il cui cognome stesso suggerisce la sua natura semplice. Felice conviveva sul palco con il Pulcinella rinnovato da Petito, ma anche lui, col tempo, si trasformò seguendo l’evoluzione del teatro e dei gusti del pubblico, passando da scemo del villaggio a personaggio più furbo e realistico.

Da Felice Sciosciammocca a Pappagone: l’evoluzione della maschera

Questo processo di trasformazione delle maschere teatrali rispecchiava il mutare della società e il desiderio di spettacoli più vicini alla realtà contemporanea. Eduardo Scarpetta colse questo cambiamento, scrivendo commedie di grande successo, che sarebbero poi state portate al grande pubblico grazie a interpreti come Totò, con opere famose come Miseria e Nobiltà e Un Turco Napoletano.

Peppino De Filippo, figlio illegittimo di Scarpetta insieme ai fratelli Eduardo e Titina, riprese e fece rivivere il Pulcinella delle origini, apportando però innovazioni e adattamenti personali. Alcuni studiosi ipotizzano che Pappagone possa essersi ispirato alla commedia I casi sono due di Armando Curcio, dove compariva un cuoco imbroglione e bugiardo di nome Gaetano Esposito, figura poi rielaborata da Peppino.

Lo stesso Pappagone si definisce un cuoco che però il Cummentatore ha messo a fare il domestico, un dettaglio che sottolinea la sua natura di personaggio semplice, ma dalle molte sfumature. Ridurre Pappagone a un semplice adattamento sarebbe però ingiusto, poiché esprime la profonda conoscenza di Peppino De Filippo del teatro napoletano e della sua cultura.

Il fenomeno sociale di Pappagone e il suo linguaggio

Pappagone divenne rapidamente un fenomeno sociale, con le sue espressioni che entrarono nel linguaggio comune dei napoletani. Frasi come “ecque qua” o “pirichè” si diffusero ampiamente, tanto da far nascere l’espressione “ai tempi di Pappagone”, usata per indicare situazioni o credenze ormai superate, così arretrate da poter essere comprese solo da un personaggio come lui.

Questa maschera rappresenta dunque non solo un simbolo teatrale, ma anche un tassello fondamentale della cultura napoletana, capace di raccontare con ironia e semplicità le contraddizioni di una società in continua evoluzione.

Conclusioni

La figura di Pappagone, creata da Peppino De Filippo, si inserisce con forza nella tradizione teatrale napoletana come l’ultima grande maschera che richiama le origini del Pulcinella. Attraverso di lui, si rivivono le radici di un teatro popolare che sa parlare al cuore della gente, con un linguaggio unico e un carattere che ancora oggi fa sorridere e riflettere.

In definitiva, Pappagone non è solo un personaggio di scena, ma un vero e proprio simbolo culturale che testimonia la ricchezza e la vitalità della tradizione napoletana, capace di adattarsi e rinnovarsi senza perdere la sua essenza.

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