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La Chiesa del Gesù Nuovo

Situata nella piazza omonima, si erge di fronte l’obelisco dell’Immacolata nella sua imponenza tale da meritarsi l’epiteto di chiesa più bella e importante della città.

Molte sono le chiese rappresentative a Napoli. Ma sicuramente un posto speciale tra i ricordi e l’immaginario comune è la chiesa del Gesù Nuovo, detta anche Trinità Maggiore. Situata nella piazza omonima, si erge di fronte l’obelisco dell’Immacolata nella sua imponenza tale da meritarsi l’epiteto di chiesa più bella e importante della città.

Le origini della Chiesa del Gesù Nuovo

In origine al suo posto vi era il palazzo San Severino, ideato e completato nel 1470 per volere del principe di Salerno da cui prendeva il nome

Dopo esser passato nelle mani dei gesuiti, questi ultimi chiesero la ristrutturazione del palazzo, cambiandone radicalmente l’immagine. Le sole parti rimaste salve furono la facciata a bugne (riadattata alla chiesa) ed il portale marmoreo rinascimentale. A contribuire economicamente ai lavori fu Isabella Feltria Della Rovere, principessa di Bisignano. Prima del 1600 la Chiesa fu aperta ai fedeli.

Il nome particolare

La chiesa fu consacrata il giorno 7 ottobre 1601 e dedicata alla Madonna Immacolata, patrona del casato del vicerè don Pedro Girón, il quale aveva mediato e reso realmente fattibile la vendita dell’antico palazzo ai gesuiti.

Tuttavia subito fu soprannominata da tutti “Chiesa del Gesù Nuovo” per non confonderla con un’altra già esistente, che poi a sua volta ha preso il nome di Chiesa “del Gesù Vecchio”.

La chiesa nel corso dei secoli

Tra 1629 e il 1634 fu affrescata per la prima volta la cupola da Giovanni Lanfranco. Quest’ultimo dipinse lo splendido Paradiso da tutti ammirato. Qualche anno più tardi, a causa di un incendio, i gesuiti chiesero a Cosimo Fanzaho di restaurare la Chiesa, mentre fu Aniello Faclone a riaffrescarla di nuovo.

Agli inizi del ‘700 Ferdinando Fuga organizzò un progetto per rafforzare il complesso, e costruì sottarchi e pilastri. Nel frattempo Paolo de Matteis ebbe l’incarico di dipingere la nuova cupola costruita: fu così rappresentata la Gloria della Vergine (che, nulla togliendogli, non ha nulla a che vedere con il Paradiso di Lanfranco).

Quando poi a metà del secolo i gesuiti furono cacciati dal regno di Napoli, la chiesa passò ai francescani che decisero di rinominare la chiesa come Trinità Maggiore. Tuttavia un crollo improvviso della cupola portò alla chiusura della chiesa (rimasta in disuso per 30 anni) per cui l’influenza francescana durò proprio poco.

Agli inizi dell’800 i gesuiti fecero ritorno a Napoli, ma la loro permanenza durò poco: con Napoleone furono nuovamente banditi. Il loro terzo subentro alla chiesa avvenne solo dopo il 1821 con il ritorno dei Borbone a Napoli. E ancora di nuovo metà del secolo i gesuiti furono di nuovo cacciati da Napoli, per poi tornare nel 900.

Il periodo a ridosso delle Guerre e il dopoguerra

Nel 1900 tornarono in definitiva i gesuiti. Tuttavia a ridosso dei due Conflitti Mondiali, la chiesa subì non pochi smacchi a causa dei bombardamenti aerei. Fu proprio sotto una bomba che la navata centrale fu colpita, ma rimase del tutto inesplosa, per miracolo.

Quella bomba, inneggiata subito come un miracolo, oggi è esposta proprio sulla navata destra della chiesa. Negli anni ’70 intanto, la chiesa ha subito dei restauri, diretti da Paolo Martuscelli, con diversi lavori, tra cui l’ennesima riparazione della pseudocupola.

I dipinti e la struttura

Per quanto concerne l’aspetto, la parte esterna si costituisce da una particolare facciata a bugne e da un portale marmoreo rinascimentale, è completato dalla ricchezza barocca dei suoi interni.

Gli interni lasciano di stucco con i particolari dipinti, che si possono ammirare già una volta entrati sulla controfacciata. Il primo affresco che va all’occhio è di Francesco Solimena. Si tratta della “La cacciata di Eliodoro dal tempio”.

Per quanto riguarda la navata centrale si contraddistingue per un’ abside bellissima, ideata da Cosimo Fanzago e rimodernata. da Gian Lorenzo Bernini. Essa fa da sfondo alla statua della Vergine Immacolata, di Antonio Vaccaro, e al prezioso altare.

Molte sono poi le cappelle nelle navate laterali, degne di nota. Ricordiamo tra le più importanti quella in cui è custodito il corpo di San Giuseppe Moscati, medico canonizzato da Papa Giovanni Paolo II in quanto guarì con un tocco un paziente leucemico.

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