Triccaballacche
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Il triccaballacche: musica e tradizione folkloristica campana

Il triccaballacche è uno strumento musicale molto particolare tipico del folklore partenopeo. Scopriamolo insieme

Il Triccaballacche, termine spesso plasmato con “Tric-ballac” Triaccabalacca” o “Trick Ballack” rappresenta un simbolo musicale tipico della terra partenopea. È uno strumento infatti ben noto si in tutto il sud Italia, ma che trova radici e terreno fertile in particolare a Napoli.

Il termine che in Campania era molto conosciuto, è tornato in auge quasi 15 anni fa su scala nazionale grazie a alla TV. Tuttavia se nei reality del tempo è stato usato come termine allusivo, a Napoli il suo valle è semplicemente musicale folkloristico. Anzi il termine nasce dall’unione dell’onomatopea tric-trac, che imita il suono prodotto dai martelletti con “ballacche” che vuol dire ballare.

Il triccaballacche e la sua tradizione

Tipico suono del carnevale e delle danze popolari, il ticchettio del Cricche al lacche accompagna da secoli il folklore campano (insieme ad altri due peculiari strumenti come Putipù e Scetavajasse) in nome di una storia che lo riguarda molto antica e piena di emozione.

Il racconto della sua nascita è antico, pare infatti che ne esistano stascichi letterari sin dal XVI secolo. L’uso del termine infatti si evince nella raccolta di poesie licenziose Inferno Napoletano, e nel XVII secolo nel libro Lo Cunto de’ li Cunti del Basile.

Sarà forse per questo, o per chissà quale altro motivo, che lo strumento diventa il fulcro di accompagnamento di “Michelemmà” una delle più antiche canzoni napoletane, che esordisce nell’uso partenopeo nel XVIII secolo. Volendo comunque si trovano ancora tante altre citazioni famose, anche se risalenti a due secpli dopo. L’utilizzo parte ad esempio dal celeberrimo Totò, che nel film L’Oro di Napoli interpretava un “Pazzariello”. Ad accompagnarlo nelle sue avventure  c’era la banda di Triccaballacche che andava per le strade per informare la gente circa l’apertura di nuove botteghe.

La struttura e il funzionamento dello strumento

Lo strumento si compone di tre martelletti posti in parallelismo fra loro, il tutto grazie a due telai in legno viceversa perpendicolari rispetto ai martelletti. Uno dei telai, quello nella parte inferiore, funge tra unione dei tre martelletti, mentre l’altro, serve per la manualità di chi lo utilizza.

Ci sono alcuni modelli in cui i martelletti vengono adornati di sonagli e campanellini, affinché ogni battito del martelletto riesca ad emettere un suono percussivo, tipo quello del tamburello basco.

Il musico consente invece il movimento di due martelletti esterni, che percuotono il martello centrale. È così che si ottiene il suono reale dello strumento.

L’utilizzo tradizionale del triccaballacche

Per riuscire a vedere Napoli animarsi del suono di questo strummento, bisogna aspettare soprattutto il periodo di Carnevale. Se si gira infatti per la città, capita di trovarsi davanti a reali tradizioni folklorisitche con sfilate e danze tipiche napoletane, che vengono accompagnate dal rumore ritmico e gioioso del triccheballacche.

Un tipico esempio è dato dalle Quadriglie di Palma Campania dove sfilano migliaia di figuranti in costumi che ballano al suono di Triccheballacche, Putipù e Scetavajasse.

L’uso moderno del termine

La parola che dà il nome allo strumento torna in auge dopo essere stata pronunciata spesso in televisione, fino a diventare un tormentone. La qual cosa avvenne grazie Orlando Portento, che nell’ormai lontano 2006, durante la terza edizione del reality show “La Fattoria” , condotto da Barbara D’Urso. L’uomo era ospite in studio, in veste di marito della ex infermiera sexy di Striscia La Notizia, Angela Cavagna. Quando seppe che la moglie aveva dovuto lasciare il programma perché eliminata, usò la parola “Triccheballacche” insieme ad un gesto della mano, per indicare brogli e complotti contro la moglie durante la sua permanenza nella fattoria.

Ricordiamo inoltre un aneddoto molto più recente. Ovvero, la parola Triccheballacche ha avuto spazio anche in un programma calcistico di Sky condotto dal giornalista sportiva, Ilaria D’Amico. Nel commentare la sfida di Champions tra Ajax e Juventus, la D’Amico ha contestualizzato l’atmosfera fuori dall’Hotel dove alloggiava la Juve come da «approccio partenopeo». Più precisamente, Ilaria D’Amico ha usato l’espressione «Tric Ballac».


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