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Giovanna II D’Angiò: la regina peccaminosa

La Regina Giovanna è tra le figure storiche più importanti della bella città partenopea per i suoi gusti singolari e peccaminosi

Giovanna II di Napoli, o Giovanna II D’Angiò Durazzo è stata sovrana di Napoli. Si tratta di una regina sopra le righe che successe al trono dopo la morte del fratello Ladislao I nel 1414.

La Regina Giovanna è tra le figure storiche più importanti della bella città partenopea per i suoi gusti singolari e peccaminosi. Non a caso le chiacchiere sul suo conto non furono poche. Addirittura queste tendenze sue peculiari, che vedremo tra poco, le valsero molti soprannomi. Tra questi ricordiamo Giovanna la dissoluta, Giovanna dai cento amanti, Giovanna l’Insaziabile.

La stanza dei giochi di Giovanna II d’Angiò

Giovanna amava la lussuria e tutto ciò che potesse da essa derivarne. Aveva in città la nomea di amante insaziabile, aveva il fuoco dentro ed aveva la tendenza a godere di scene violente. Si può quasi dire che avesse una stanza dei giochi a palazzo. Ivi, portava i suoi amanti, scelti non solo tra i nobili ma anche tra i lazzaroni.

Qualcuno diceva, almeno secondo le dicerie di popolo, che questa stanza “del piacere estremo” si trovasse nei condotti sotterranei di Castel Capuano. Qui la regina si divertiva con le sue vittime con un dedalo di cellette, spuntoni e lame aguzze. Veramente in pochi uscivano vivi. Si narra addirittura che tra i suoi amanti singolari fosse caduto in tentazione lo svedese conte Carlo Ulfsson.

La leggenda secondo Benedetto Croce

Quanto sia vera la leggenda di Giovanna II d’Angiò non si sa. Sicuramente uno degli storici che ha provato maggiormente a fare luce sulla vicenda è stato Benedetto Croce. Fu proprio quest’ultimo a scrivere “Storie e Leggende Napoletane” in cui si cerca di farsi luce sulla figura di Giovanna, a volte definita “La Pazza”.

Il filosofo cerca di identificare la regina, e dai suoi ritrovamenti documentali, la riconduce alla nipote di re Roberto (che regnò dal 16 gennaio 1343 fino al 12 maggio 1382). Tuttavia l’ipotesi pii accreditabile era quella che si trattasse della sorella di re Ladislao regina del ramo D’Angiò-Durazzo regnante dal 6 agosto 1414 fino al 2 febbraio del 1435.

Per il filosofo Croce, la Regina Mantide di Napoli non poteva che essere Giovanna II e non Giovanna I. Se quest’ultima infatti aveva una buona reputazione, la D’Angiò ha sempre goduto di dubbia fama per le strade di Napoli. Sicuramente le due erano accomunate dallo stesso impeto amoroso, ma se Giovanna I moriva d’amore per il marito, la Giovanna di Napoli si godeva la vita attraverso gesti di estrema violenza.

Le dicerie dei giorni nostri

Essendo Napoli una città di racconti suggestivi, non potevano mancare dei riferimenti odierni su questo racconto. E infatti qualcuno dice che ancora oggi sulla Riviera di Chiaia e nei sotterranei di Castelcapuano, si sentirebbero le grida disperate degli amanti della regina folle, che dopo le ore folli di passione venivano torturati con sadismo.

Il filosofo Benedetto Croce, nel raccontare nei minimi particolari le storie su Giovanna scriveva a suo tempo:

Più tardi ascoltai particolari più giovenaleschi: la regina che andava in giro per le scuderie  a godere l’uno dopo l’altro di tutti i palafrenieri; la legge che ella, nuova Semiramide, comandò di bandire nel suo regno, facendo lecito il libito; la sua orrenda morte da Pasifae in abbracciamenti non già con un toro, ma con un cavallo, del quale, sazia degli uomini, si era bestialmente innamorata; e colsi sulla bocca del popolo la frase non elogiativa, detta di qualche donna di sfrenate voglie: E’ come la regina Giovanna”.

Napoli città di eccessi?

Viene dunque spontaneo notare che anche la leggenda di Giovanna, pur non avendo dei certi riferimenti storici ma solo ipotesi non del tutto avvalorate, identifica Napoli come città di eccessi. Che sia vera oppure no la sua storia, sta di fatto che all’epoca la sparizione di giovani e adulti maschi e i ritrovamenti dei loro corpi, erano all’ordine del giorno. In fondo quel periodo storico è stato proprio quello della prostituzione e della spudoratezza.


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