IM000148.JPG
in ,

Storia del mandolino napoletano e del suo suono dolce

Napoli, che come città è la prima in assoluto in quanto amante della musica, non poteva non vantare nel suo repertorio culturale anche la nascita e lo sviluppo di uno strumento musicale. Stiamo parlando del mandolino. Si tratta di un antichissimo strumento con origine ignota ma che ebbe il suo massimo sviluppo nel ‘500. Rispetto ad altri modelli, il mandolino napoletano ha una storia di tanto rispetto.

L’origine del mandolino napoletano

La nascita di questo strumento a Napoli è risalente al XVII secolo. All’epoca questi strumenti erano molto decorati, particolarmente intarsiati, con filamenti in avorio. Il manico era molto lungo, anch’esso realizzato nel dettaglio. Il materiale pregiato utilizzato per la costruzione di tutto lo strumento era la tartaruga e la madreperla, tutti decorati intorno al ponticello.

È più o meno in quel periodo che è stata attestata anche la produzione di mandolini di Casa Vinaccia. La bottega a suo tempo fu la prima ad applicare le corde in acciaio al posto di quelle in ottone per migliorare il timbro e il suono musicale. I Vinaccia hanno mantenuto vivo il negozio per secoli, rimanendo attivo a Napoli, in Rua Catalana al civico 46. Da buoni liutai non solo producevano gli strumenti a pizzico (mandolini e chitarre) ma anche quelli ad arco.

Di lì a poco, nacquero tante altre botteghe, tant’è che agli inizi dell’800 gli zar russi vollero che diventasse maestro mandolinista di corte proprio un napoletano. E la scelta cadde su Eduardo Amurri.

La famiglia Calace

La famiglia Calace è un’altra casata che si occupa di mandolini da 180 anni. Il capostipite di questa “dinastia” fu Antonio Calace: esiliato politico a Procida (qualcuno dice fosse lì per aver commesso un assassinio), nel 1825 inizio a dedicarsi alla produzione di mandolini. Il suo successo non tardò ad arrivare, e non ebbe nulla da invidiare agli altri due liutai della città, ovvero i Vinaccia ed i Fabbricatore.

mandolino napoletano

Le abilità di costruzione furono ereditate anche dai figli di Antonio, soprattutto Raffaele. Quest’ultimo inventò e brevettò il mandolino con la meccanica d’acciaio e allungò la tastiera da ventiquattro a ventinove tasti, nella speranza che lo strumento potesse entrare a far parte delle orchestre da concerto.

Tuttavia vani furono tutti i suoi sforzi. Infatti, il mandolino, che era diventato di dominio pubblico anche tra la popolazione, è rimasto fuori da quella che viene considerata la musica colta, anche se, come vedremo più avanti, molti musicisti famosi se ne erano innamorati. Non a caso Berlioz nel suo trattato d’orchestra scriveva:

“Il suono del mandolino ha qualcosa di piccante, spiritoso e originale, insostituibile con altri strumenti, come la chitarra e il violino”.

Il “Paganini del mandolino”

Con il tempo Raffaele Calace si fece amare, al punto che gli fu affibbiato il soprannome di “ Paganini del mandolino”. La sua abilità era percepibile: aveva trasformato il mandolino come stereotipo tipico della tradizione napoletana popolare musicale.

Il suo amore per la musica e per il mandolino, lo portò nel 1897, ad inventare la mandolira, uno strumento incrocio tra il mandolino e la lira. Le corde furono sostituite: da quelle di budello divennero in acciaio.

Il successo del mandolino

L’apice della notorietà per questo strumento musicale, arriva in particolar verso la seconda metà del XIX secolo, incontrando il massimo dei consensi poi a cavallo tra le due guerre.

Inizialmente attirava come pubblico quello aristocratico nonché la borghesia. Addirittura anche la regina Margherita di Savoia era un’abile mandolinista e aveva composto un’orchestra di strumenti a plettro.

Tuttavia la dolcezza e il ritmo tipici di questo strumento, portarono il suo suono a diventare emblema della canzone napoletana e a sfondare anche nel ceto popolare. Uno smacco grande per la nobiltà, che decise di abbandonarlo.

I brani più famosi per mandolino napoletano

L’amore per il mandolino crebbe anche tra gli artisti del tempo. Furono tanti i musicisti che proposero brani adattabili allo strumento. Tra essi ricordiamo: W. A. Mozart (Don Giovanni), G. Verdi (Otello), G. F. Haendel (Alexander Balus), A. Vivaldi (Concerto per mandolino e orchestra ). Ma anche L. van Beethoven (2 Sonatine Adagio e Andante con variazioni per mandolino e pianoforte), G. Mahler (VII Sinfonia), G. Paisiello (Il barbiere di Siviglia). E per finire I. Stravinskij (Agon), giusto per citarne alcuni.


Tagcloud:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Il corno napoletano, simbolo di fortuna e superstizione

Il teorema della pizza