Cesare Rosaroll ritratto storico
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Cesare Rosaroll: l’eroe della rivolta borbonica a cui Napoli ha dedicato una strada

Chi era Cesare Rosaroll: un giovane nato in un periodo turbolento

Cesare Rosaroll-Scorza nacque a Roma il 28 novembre 1809, figlio di Giuseppe Rosaroll, generale napoletano dell’esercito del Regno delle Due Sicilie. Il padre, uomo di grande coraggio e ideali liberali, nel 1820 partecipò alla rivolta di Napoli per ottenere dai Borbone una costituzione. La sommossa però fu repressa e Giuseppe dovette fuggire in esilio, prima in Spagna e poi in Grecia, dove morì combattendo nel 1825. Cesare trascorse quegli anni di esilio accanto al padre e, dopo la sua morte, fece ritorno a Napoli.

Il giovane Rosaroll e la congiura contro Ferdinando II

Nel 1830 Cesare entrò nell’esercito borbonico come semplice soldato di cavalleria, ma portava con sé le idee rivoluzionarie del padre. Nel 1833, insieme al caporale Vito Romano e al tenente Francesco Angelotti, ideò una congiura per assassinare il re Ferdinando II durante una rassegna militare. L’obiettivo era far salire al trono il principe di Capua, fratello del re, sperando che concedesse finalmente la Costituzione tanto desiderata.

Il complotto, però, fu scoperto grazie al sergente Paolillo che origliò una conversazione tra Rosaroll e Romano e li denunciò. Per evitare torture e la vergogna del carcere, Rosaroll e Romano tentarono un gesto estremo: Cesare uccise Vito con un colpo di pistola, ma fu solo ferito a sua volta. Entrambi furono arrestati e condannati a morte, ma le loro suppliche sul patibolo commossero il re, che risparmiò loro la vita, mandandoli invece in prigione.

Nel 1839 Angelotti fu ucciso durante un tentativo di fuga dal carcere di Procida, mentre Rosaroll visse ancora abbastanza a lungo.

La Costituzione del 1848 e il ritorno alla libertà

Nel 1848 Ferdinando II concesse finalmente la Costituzione e nominò Carlo Troya a capo del governo, un uomo noto per la sua opposizione alla monarchia. Tutti i condannati per reati politici, inclusi quelli coinvolti nella congiura, furono graziati e Cesare tornò libero.

Il nuovo governo decise di sostenere la lotta in Lombardia, dove il Regno di Sardegna combatteva contro l’Impero austriaco nella prima guerra d’indipendenza italiana. Cesare Rosaroll fu tra i 15.000 uomini inviati sotto il comando del generale Guglielmo Pepe.

La ribellione contro Ferdinando II e la morte eroica a Maghera

Nonostante la concessione della Costituzione, Ferdinando II non accettò a lungo la monarchia costituzionale. Quando il Parlamento votò per abolire la monarchia, il re annullò la Costituzione e dichiarò traditore il governo. L’esercito borbonico in Lombardia fu richiamato a Napoli il 31 luglio 1848, ma molti soldati, tra cui Rosaroll e Pepe, disobbedirono e continuarono a combattere.

Con un gruppo di volontari, Cesare si diresse verso Venezia, allora assediata dalle truppe asburgiche. Qui trovò la morte in un atto di coraggio, ferito mortalmente a Maghera il 27 giugno 1849.

Una strada di Napoli che racconta una storia di coraggio

Oggi, a Cesare Rosaroll è dedicata una strada che collega Porta Capuana a via Foria, nel cuore di Napoli. Questa scelta si inserisce nel progetto toponomastico post-unitario volto a celebrare chi si oppose alla monarchia borbonica, anche se ciò comportò la cancellazione di nomi storici che avevano segnato la città per secoli.

La figura di Rosaroll rappresenta dunque un simbolo di resistenza e di lotta per la libertà, un richiamo alla Napoli che ha saputo opporsi con coraggio ai poteri dominanti, in nome di ideali di giustizia e cambiamento.

Fonti e approfondimenti

  • Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita

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