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La Basilica Reale Pontificia San Francesco di Paola

La Basilica di San Francesco di Paola è la prima chiesa a Napoli che potette godere dell’altare rovescio

La Basilica Reale Pontificia di San Francesco di Paola è una del chiese partenopee più peculiari, in quanto tra le prime ad essere concepita con altare rovescio.

La sua particolarità risiede nella forma e nell’architettura di stampo neoclassico. È situata dinnanzi a delle zone note di Napoli, come Quartieri Spagnoli, Egiziaca, Monte di Dio e Pizzofalcone.

Perché la Basilica Reale Pontificia San Francesco di Paola piace

Di chiese oggettivamente più imponenti ce ne sono molte a Napoli. Dunque sorge spontaneo domandarsi il motivo per il quale la Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola piace molto più di altre.

Forse perchè è una struttura che si caratterizza per il suo porticato e per la sua maestosa facciata che regna al centro di piazza del Plebiscito. O forse perché, come vedremo più avanti, è oggetto di molte storie da raccontare.

La storia

Per quel che concerne la costruzione, tutto parte da Gioacchino Murat, il quale era giunto a Napoli, nella speranza di fare piazza pulita in zona, all’epoca popolata da malviventi. Murat decise di fare abbattere tutti gli edifici e progettò la pianta di una nuova piazza che avrebbe dovuto avere il nome di Gran Foro Gioacchino.

Secondo il progetto di Murat, si doveva effettuare l’edificazione di un porticato che portasse in centro un’aula valida per effettuare, ogni qual volta ci fosse bisogno, le varie assemblee popolari. Stiamo parlando del porticato sotto il quale ha raccolto le sue migliori idee Wagner, recatosi a Napoli perché potesse concludere la sua opera il “Parsifal”.

Tuttavia il progetto fu iniziato ma non portato a termine: Murat troppo presto fu cacciato dalla città in favore del regno borbonico. E infatti, ritornato in città, Ferdinando I delle Due Sicilie decise di onorare la figura di san Francesco da Paola, che lo aveva protetto (secondo la sua fede) consentendogli il ritorno sul trono del Regno. E non ci fu modo migliore per rendergli omaggio che progettando la costruzione di una chiesa al centro del porticato. Tutto a patto che il tetto non fosse più alto di quello di Palazzo Reale posto di fronte.

La leggenda di una profezia avverata

Secondo le dicerie napoletane la Basilica in oggetto si collega ad una leggenda, per la quale si parla di una profezia avveratasi ad opera di San Francesco di Paola, quando era ancora in vita.

Il santo era nei pressi di un convento (oggi inesistente), quello di San Giovanni, che occupava metà Piazza del Plebiscito. Qui parlando con Ferrante d’Aragona conosciuto come Ferrante I, raccontò di una sua previsione. Ovvero che proprio in quel posto sarebbe stata costruita una Basilica in suo onore.

La costruzione della Chiesa

Il progetto della Chiesa fu concluso solo nel 1846, rispettando a pieni voti il gusto di stampo neoclassico tipico del momento, e prendendo ispirazione dal Pantheon di Roma. Con il beneplacito di Gregorio XVI, Napoli ebbe la prima Chiesa ad avere l’altare rovescio.

Tutta la struttura viene anticipata da una breve scalinata fatta in marmo (di Carrara). Mentre sulla facciata ci sono sei colonne in ordine ionico a fare da supporto ai due pilastri laterali. Sulla parte  sinistra troviamo una statua di San Francesco di Paola. Invece, a destra una statua di San Ferdinando di Castiglia e in alto invece una statua della Religione.

La struttura interna

La parte centrale della chiesa è di forma rotonda (il diametro è di 34 metri), ricoperto da una pavimentazione in marmi policromi. Percorrendo tutto il perimetro della chiesa possiamo contare ben 34 colonne in marmo di Mondragone, alte undici metri, di di e corinzio ma con l’aggiunta del giglio borbonico.

Su tutte le colonne si poggia il tamburo, all’interno del quale troviamo le tribune, in cui sedevano i reali per partecipare alle funzioni religiose. Non poteva mancare al suo interno un dipinto su tela di Luca Giordano.

La maggiore caratteristica tuttavia è l’altare maggiore: questo, disegnato nel 1751 da Ferdinando Fuga fu realizzato in porfido e decorato con lapislazzuli e pietre di Agata. Il tutto racchiuso da due colonne in breccia egiziana.


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