Giuseppe sanmartino
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Giuseppe Sanmartino: storia, opere e analisi del Cristo Velato

Giuseppe Sanmartino è lo scultore napoletano dal virtuosismo tecnico, che realizza il Cristo Velato

Giuseppe Sanmartino, o Sammartino è uno scultore italiano nato a Napoli intorno al 1720. Le sue opere sono ancora oggi ammirabili un po’ in tutta Italia, anche se la concentrazione maggiore dei suoi lavori è a Napoli. Il suo stile, molto attento e tecnico, lo si nota sin dalla prima opera. La più importante statua da lui scolpita è il Cristo Velato.

Le notizie biografiche di Giuseppe Sanmartino

Non sono molte le notizie in circolo circa Giuseppe Sammartino. Sappiamo che, originario di Napoli, si è formato presso la bottega di Matteo Bottiglieri, fratello, o forse padre, di Felice, che di mestiere era «ingegnere camerale» e modellatore di pastori di presepe.

Anche per quanto concerne le sue opere scultoree, non è facile individuarle tutte. Benché infatti sia certa la quantità considerevole dei suoi lavori, lo stile appare così peculiare che è difficile attribuirgli tutte le effettive opere da lui scolpite. Anche perché, non esistono dati cronologici attendibili, né caratteri stilistici evidenti.

Ad esempio sappiamo con certezza che nel 1746 abbia prestato lavoro nella bottega di Antonio di Lucca, ove si cimentò nella realizzazione di due puttini sacri, quasi sicuramente ideati per abbellire l’altare di una chiesa. L’anno successivo cambia bottega e inizia a lavorare insieme a Giovanni Cimafonte, presso la Cattedrale di Monopoli. Ivi sicuramente è stato lui a scolpire le due statue grandi di San Giuseppe e di San Michele Arcangelo.

Il Cristo Velato

Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino è forse la scultura per antonomasia a lui attribuita, ampiamente riconoscibile grazie al virtuosismo: caratteristico infatti è il velo scolpito sul corpo magro. La statua è sicuramente risalente al 1753 ed è oggi conservata a Napoli nella Cappella Sansevero (oggi museo).

La presentazione

Il Cristo è in posizione orizzontale accasciato su uno strapunto. Il suo capo, viene tenuto un po’ più in alto grazie alla presenza di due grandi cuscini ai cui angoli ci sono delle nappe. La caratteristica tuttavia è sicuramente data da quel velo sottile che pare sia stato appoggiato sul suo corpo inerme, che non nasconde in alcun modo le forme del corpo magro. Il tessuto è stato infatti pensato come fosse trasparente.

La storia del Cristo Velato

Si narra che in un primo momento la statua fosse stata commissionata ad Antonio Corradini. Tuttavia lo scultore morì poco dopo l’incarico. Il lavoro era stata appena accennato. La sola cosa che il Corradini era riuscito a realizzare è un bozzetto in terracotta oggi conservato nel museo nazionale di San Martino.

Fu dunque Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, a riaffidare il lavoro a Giuseppe Sanmartino il quale ci guadagnò cinquecento ducati. Lo scultore consegnò il suo lavoro firmato sul basamento: “Joseph Sammartino, Neap., fecit, 1753”.

A ben vedere Sammartino non considerò in alcun modo le bozze di Antonio Corradini. Il suo aveva tutto un altro aspetto, una composizione che attirò per giunta l’attenzione di Canova il quale, folgorato da quella scultura, tentò pure di acquistarla.

L’elemento caratteristico più particolare che mosse l’attenzione pubblica fu proprio il sudario velato che era stato scolpito con così tanta cura. Non a caso, nel corso dei secoli, gli ammiratori della statua considerarono quell’aspetto, come un esperimento alchemico di Raimondo di Sangro.

Il virtuosismo di Sammartino

Tutto il XVIII secolo fu rappresentato da una vasta gamma di artisti in grado di scolpire e dipingere con tecniche del tutto peculiari. La stessa tendenza fu di Giuseppe Sammartino, il quale si distinse per il suo virtuosismo.

Lo scultore impiegò tutte le sue conoscenze, tutte le abilità apprese nelle varie botteghe, per scolpire il Cristo, e lasciò di stucco con quel sudario velato che lascia intravedere l’anatomia di Gesù.

Indimenticabile inoltre è lo sguardo sofferto impresso sul volto del Cristo, il quale in ogni dettaglio corporeo trasmette sofferenza e dolore sia esteriore che interiore. Questo virtuosismo del maestro non manca poi nei vati dettagli, non solo quelli del sudario ma anche quelli degli strumenti del martirio. Il tutto riesce a creare un’atmosfera drammatica e commovente, che rappresenta una morte lirica e ideale.

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