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Un volto femminile della Resistenza napoletana
Quando si parla delle Quattro Giornate di Napoli, spesso si ricordano i fatti, le date, e i luoghi, ma poco si racconta delle persone che con passione e coraggio hanno scritto quelle pagine di storia. Tra queste spicca Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia, nata a Napoli il 3 febbraio 1920 e ricordata come una delle protagoniste dell’insurrezione popolare che, dal 27 al 30 settembre 1943, liberò la città dall’occupazione tedesca.
Le radici di una giovane patriota
Nata e cresciuta nel cuore di Napoli, in vico Neve a Materdei — un nome che richiama antiche attività di vendita di neve e ghiaccio — Maddalena viveva con i genitori in un quartiere popolare. Nel 1943, a soli 23 anni, lavorava come operaia in una fabbrica di scarpe in vico delle Trone, un’area che, come tutta Napoli, era sotto la minaccia dei bombardamenti e dell’occupazione militare.
Il coraggio dietro la barricata
La sua testimonianza è rimasta viva nelle parole che lei stessa scrisse: «Trovai una mitraglietta e sparai, sparai, sparai contro le camionette e i carri armati». Maddalena si unì volontariamente ai cosiddetti “cercatori d’armi”, un gruppo impegnato a recuperare armi ovunque per sostenere la resistenza. Difese con determinazione la sua fabbrica, impedendo che i tedeschi la saccheggiassero, e insieme ai partigiani del quartiere Materdei e Stella, armata di fucile e al fianco del padre, contribuì a salvare il Ponte della Sanità, oggi intitolato proprio a lei.
Tra partigianato e servizi segreti britannici
La sua attività non si fermò con la fine delle Quattro Giornate. Maddalena entrò a far parte dello Special Operations Executive (SOE), i servizi segreti britannici, con il nome di battaglia “Maria Esposito” e la sigla “C22”. Dopo un breve addestramento a Forio d’Ischia, partecipò a due missioni militari cruciali, denominate Hillside e Kelvin.
Si paracadutò dietro le linee nemiche tra Roma e Montecassino, fingendosi cameriera dell’artista Anna d’Andria per raccogliere informazioni vitali. Un ruolo pericoloso e delicato che sottolinea il valore e la versatilità di questa donna, capace di passare dal combattimento armato alle missioni di intelligence.
Un riconoscimento meritato
Per il suo impegno durante l’insurrezione di Napoli, Maddalena Cerasuolo ricevette la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, un riconoscimento ufficiale che testimonia il suo contributo alla Liberazione. Nel registro personale del SOE si legge: «Ha preso parte cospicua nell’insurrezione di Napoli. Ha aiutato nella costruzione di barricate e partecipato al combattimento con fucile e granate».
La vita dopo la guerra e l’eredità culturale
Terminata la guerra, Maddalena si sposò e mise su famiglia, avendo quattro figli: Carlo, Gaetana, Gennaro e Patrizia. La sua storia non è stata dimenticata: nel 1995 il regista Alessandro Scippa le dedicò il cortometraggio Barricate, mentre il cantautore Carlo Faiello compose la canzone “Maddalena”, interpretata da vari artisti, che celebra il suo coraggio e la sua determinazione.
Un esempio di coraggio napoletano
Maddalena Cerasuolo rappresenta un esempio vivido di come Napoli, con la sua gente, abbia saputo reagire con forza e dignità alle difficoltà della guerra e dell’occupazione. La sua figura ci ricorda che dietro ogni grande evento storico ci sono storie personali di lotta, sacrificio e amore per la propria città.
Per chi volesse approfondire, tra le fonti più autorevoli si segnalano Storia della Resistenza italiana (Einaudi, 1970) e Storia dell’Italia partigiana, settembre 1943-maggio 1945 (Laterza, 1966), oltre al libro di Gaetana Morgese La guerra di mamma. Maddalena «Lenuccia» Cerasuolo nelle quattro giornate di Napoli (Massa, 2010).

