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La ciaramella

Rispetto alla tradizione partenopea, la ciaramella in altri punti d’Italia si utilizza pure nelle bande di paese. Qual è invece l’uso a Napoli?

Chi vive a Napoli sa bene che durante il periodo natalizio le stradine vengono affollate da coppie di uomini che suonano musiche religiose e natalizie. Parliamo degli zampognari. Se uno di loro suona la classica zampogna, l’altro che strumento suona? In Campania lo chiamano ciaramella (spesso anche detto pepita).

Cos’è la ciaramella e l’etimologia del termine

Volendo descriverlo, parliamo di uno strumento musicale molto antico, di origine popolare, aerofono che viene incluso nella famiglia degli oboi con ancia doppia. La sua forma è del tutto peculiare, ha una cameratura conica e non ha le chiavi.

Per quel che concerne l’etimologia del termine ciaramella, esso altri non è che il diminutivo della parola latina calamellus (con il femminile calamilla e calamella). Una parola che a supa volta deriva da un altro lemma latino, ovvero calamus dal greco kàlamos, cioè “canna”.

A seconda dei dialetti (lo strumento è infatti diffuso in tutta Italia), lo strumento assume nomi differenti. Tra essi ricoediamo ciaramedda, cornetta, totarella, trombetta, bìfara, pipìta. In còrso può essere chiamato anche cialamella, cialamedda o cialumbella.

La storia

Qual è la storia della ciaramella? Partiamo col dire che inizialmente il termine ciaramella (shawm in inglese, Schalmei in tedesco, chalemie in francese) stava ad indicare il soprano della famiglia delle bombarde. In epoca medioevale si usava a mo’ di discantus nell’ensemble dell’alta cappella.

Pur appartenendo alla famiglia delle bombarde, la pipita se ne discosta di molto, soprattutto in vortù del fatto che la bombarda presenta una chiave. Quest’ultima si nasconde dietro ad una fontanella che protegge lo strumento e lo rende esteticamente più carino. La chiave serve proprio per suonare la nota più grave dello strumento.

La differenza tra i due strumenti si riconosce sin dal XVII secolo. Almeno questo emerge dal trattato Syntagma Musicum di Michael Praetorius. La differenza è rimasta vivida anche fino ai giorno nostri.

La sua diffusione in tutta Italia

Stiamo parlando di uno strumento musicale popolare molto caro a Napoli proprio per il suo uso natalizio. Tuttavia esso si è rapidamente diffuso in tutto il Centro-sud Italia.

Per quanto poc’anzi accennato, in alcune zone italiane il termine ciaramelle non viene utilizzato per indicare questo particolare strumento bensì come sinonimo di zampogna. Questo è quanto accade ad esempio nell’alta Sabina o in Calabria e Sicilia (dove si chiamano rispettivamente ciarammelle e ciaramedde). Il motivo è semplice. Questo strumento musicale viene usato quasi sempre in compagnia della zampogna. Un accostamento risalente ormai all’Impero Romano, quando in aggiunta alla classica cornamusa nacque un otre per riserva  d’aria ( in epoca medievale furono aggiunti i bordoni).

La struttura

La ciaramella si presenta con una doppia ancia, abbastanza lunga, da arrivare fino alle labbra di chi suona. Circa il foro del fuso, ha una forma conica e la campana all’estremità è abbastanza svasata. Nella tradizione napoletana non è mai stata adoperata come strumento unico, ma sempre in compagnia di altri suoni, e il periodo natalizio si suona con la zampogna davanti statue ed immagini sacre. In alcune zone con la zampogna si suonano ben due ciaramelle, suonate o da una coppia di suonatori o in contemporanea dallo stesso suonatore (ciaramella doppia). Tale abitudine è nota soprattutto nell’area lucana e non napoletana.

Rispetto alla tradizione partenopea, la ciaramella in altri punti d’Italia si utilizza pure diversamente. Ad esempio nelle contrade calabre si utilizza nelle “bande piluse” o fanfare, che hanno al loro interno pure una sezione ritmica. Grazie al particolare suono emesso dall’accoppiamento dei vari strumenti, viene fuori una caratteristica novena di Natale.

La tradizione natalizia

Quando è nato lo strumento non si usava solo per il contesto natalizio. Tuttavia a lungo andare il suono fuori dal comune è diventato adatto al solo contesto pastorale. Comunque sia il suono ha talmente incantato i letterati dei secolo scorsi, che addirittura Giovanni Pascoli scrisse a suo tempo una composizione, Le Ciaramelle, contenuta nelle poesie Canti di Castelvecchio.


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