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Le catacombe di San Gennaro

Le Catacombe di San Gennaro sono un punto di riferimento per i napoletani e per la loro fervida fede nei riguardi del patrono della città

Pensate mai a quante risorse nasconde Napoli sottoterra? Oltre alla città sotterranea la cui storia è davvero ricca di aneddoti, c’è anche un altro punto di riferimento sotto il suolo partenopeo. Si tratta delle Catacombe di Napoli, emblema secolare, se non millenario della fede religiosa dei partenopei. A spiccare per bellezza e importanza, ci sono le Catacombe di San Gennaro.

Queste si estendono per circa 5600 metri quadrati: sono insinuate all’interno del tufo della collina di Capodimonte e al suo interno sono conservati circa duemila loculi e cinquecento arcosoli. Il loro aspetto è talmente suggestivo da essere diventate una vera attrazione turistica (oltre al fatto che spesso vengono visitate dai napoletani stessi).

La storia di San Gennaro

San Gennaro, patrono della città, è conservato nelle catacombe più grandi del sud Italia. Esse si trovano al di sotto del Rione sanità (uno dei quartieri più rinomato della città) e rappresentano la storia della città, che appare sempre di più legata a quella del Santo. Da quando le spoglie hanno fatto ritorno a Napoli (vedremo più avanti la trafila storica dei resti del Santo) i devoti fanno spesso pellegrinaggio, in particolare da quando hanno riscoperto la loro importanza (solo in tempi recenti).

Per quanto concerne qualche accenno sulla vita di San Gennaro, con molta probabilità si pensa fosse originario del beneventano. Intorno al IV secolo fu perseguitato per la sua religione, per essere poi decapitato a Pozzuoli. Alcuni resti del suo sangue sono in due ampolle (su cui il patrono napoletano compie il famoso miracolo).

Delle sue spoglie sappiamo che il vescovo Giovanni I le portò nelle catacombe napoletane intorno al V secolo, ed ivi i fedeli compievano frequenti pellegrinaggi. Tuttavia nell’831 il principe dei Longobardi Sicone I le prese con sé per portarle a Benevento. Dopo qualche anno i resti del Santo furono portati nel santuario di Montevergine, dove le hanno custodite per più di due secoli. Nel 1497, dopo delicati accordi con i monaci di Montevergine, i napoletani riuscirono a riprendersi le ossa del loro patrono.

La composizione delle Catacombe

Le Catacombe di San Gennaro si suddividono in due piani (non posti l’uno sull’altro). Il fulcro centrale della struttura fu costruito a cavallo tra la fine del II e gli inizi del III secolo. Dal “vestibolo inferiore” nel corso del tempo furono innalzati gli ambulacri della catacomba inferiore rispettando la classica struttura a scavo ampio ed orizzontale.

La parte superiore, costruita sul “vestibolo superiore”, è molto suggestiva data la presenza degli affreschi (risalenti al 100 DC). Altrettanto caratteristica qui è la cosiddetta “cripta dei vescovi” che si trova proprio nel punto in cui è conservato San Gennaro. Qui sono sepolti alcuni dei primi Vescovi napoletani. Andando avanti c’è l’imponente “basilica maior” che ha subito l’influenza degli stili alternatisi intorno al Veicolo.

Per entrare dove è sepolto il Santo, oggi, si può sia passare per basilica dell’Incoronata del Buon Consiglio a Capodimonte, sia attraversare la Basilica di San Gennaro extramoenia. Abbiamo a che fare con un complesso monumentale dal grosso impatto emotivo, molto suggestivo ed omogeneo nonostante sia un mix di elementi appartenenti a periodi diversi.

Qualche curiosità

La caratteristica curiosa delle catacombe di San Gennaro è che per averne accesso bisogna fare capo a chi le gestisce. Trattasi cioè della cooperativa sociale “La Paranza”, formata da giovani del Rione.

Tutto quello che compone le Catacombe è frutto di un lavoro di raccolta e di recupero avvenuto nel corso degli anni. Hanno partecipato l’Altra Napoli Onlus, di don Antonio Loffredo, e tante altre cooperative e associazioni di cittadini operanti da anni nel quartiere. Il tour proposto ai turisti ha un sapore particolare, ricco di emozioni e di storie raccontate. Senza contare che la guida ci porterà nei meandri delle catacombe vestendo i panni tipici dei secoli scorsi.

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Alla scoperta di Napoli Sotterranea

Patrizio Oliva